Ecologia della Conoscenza

Una capra mangia cavoli sopra una barca carica di libri e blog, mentre naviga in un mare enorme di informazioni auto generate che rappresenta  AI.
Salvare capra e cavoli nell'ecosistema della conoscenza: i piccoli blog navigano in un enorme mare di intelligenza artificiale.


Non è un termine tecnico, "ecologia della conoscenza" — è il modo in cui ho iniziato a chiamare, tra me e me, quello che sta succedendo al piccolo mondo dei blog personali da quando l'intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nel modo in cui cerchiamo, scriviamo e troviamo le informazioni online.

Mi è piaciuto questo termine perché descrive bene quello che vedo. Fino a poco tempo fa, il piccolo mondo dei blog e dell'editoria online si muoveva dentro un sistema autoportante: articoli, sponsorizzazioni, editori, motori di ricerca, ottimizzazione SEO, parole chiave. Con qualche piccola regola da imparare, chiunque poteva ambire a un posto al sole — scrivere per sé stessi e, allo stesso tempo, attirare nuovi lettori.

Oggi questo equilibrio non si sostiene più, e sta cambiando in modo improvviso e drammatico — anche se qualcuno lo aveva già visto arrivare, i più (me compresa) hanno continuato dritti sulla strada che conoscevano e che avevano contribuito a costruire. Le intelligenze artificiali sono diventate lo strumento principale per cercare risposte, dalle domande più piccole a quelle più grandi, con la capacità di sintetizzare tutto in un unico posto, senza bisogno di andare a cercare altrove. Questo ha portato via gran parte del traffico che prima arrivava a portali e siti — gli stessi che, paradossalmente, hanno fornito il materiale con cui quelle intelligenze artificiali si sono nutrite in questi anni.

I piccoli e grandi editori riuscivano a produrre contenuti perché finanziati da sponsor e pubblicità, che a loro volta dipendevano dal traffico raggiunto dai siti. Se il traffico non arriva più, non arrivano più nemmeno i soldi, e il sistema cade — almeno per chi ne ha fatto un mestiere. Tutto questo senza grandi avvertimenti.

E qui nasce la domanda che mi interessa davvero: se sempre meno persone continueranno a produrre contenuti — se resteranno solo i pochi gruppi editoriali abbastanza grandi da avere potere contrattuale — le informazioni e le notizie in rete si impoveriranno della loro parte umana, lasciando spazio solo a ciò che le intelligenze artificiali sapranno generare da sole? In questo senso, l'ecologia della conoscenza è per me un territorio ancora tutto da esplorare, da capire, e con cui provare a coesistere.

Ho aperto questa sezione perché la mia rete di blog, nata più di dieci anni fa e che sto pian piano recuperando, si trova oggi proprio dentro questo cambiamento. Non voglio parlarne dall'esterno, come se fosse un argomento tra tanti: voglio usare i miei stessi blog come cavia, osservare cosa succede a chi come me ha scritto per anni con la propria voce, e oggi si ritrova in un web sempre più popolato di contenuti generati o assistiti da un algoritmo.

Non ho una posizione contraria all'intelligenza artificiale — la uso anche io, in parte, per organizzare e rifinire quello che scrivo. Ma mi interessa capire come trovare un equilibrio: come restare umana, riconoscibile, vera, dentro un ecosistema che spinge tutto verso l'uniformità. La mia piccola rete di blog, con la sua storia fatta di entusiasmi, abbandoni e ritorni, è il terreno su cui provo a rispondere — cercando, come dico sempre, di salvare capra e cavoli.

Tu, lettore, che hai avuto l'impresa di arrivare fin qui a leggermi: cosa troverai in questa sezione? Col poco tempo che ho a disposizione, sono comunque ottimista di riuscire a portare qualche riflessione interessante, qualche dato, qualche dritta di come farò io a resistere in questo mondo che cambia. Forse parlerò di come i miei blog crolleranno sotto la mannaia delle AI overview e degli altri strumenti di ricerca basati sull'intelligenza artificiale, o di come cercherò di sfuggire all'oblio definitivo — o magari, semplicemente, di come deciderò pian piano di lasciarli andare. Non so ancora se le capre mangeranno il cavolo o se mi scapperanno entrambi — ma avrò comunque salvato la mia intenzione di provarci.

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